Dove transitano i fantasmi

MEMORIA INCARNATA E ARCHITETTURA

Le emozioni contribuiscono a modellare il modo in cui percepiamo la realtà. Ciò che vediamo, ascoltiamo e ricordiamo non è una registrazione neutrale dell’ambiente, ma il risultato dell’incontro tra ciò che ci circonda e lo stato corporeo ed emotivo con cui lo abbiamo vissuto. La configurazione spaziale che incontriamo nuovamente può riattivare associazioni percettive, corporee ed emotive costruite durante esperienze precedenti, che possono riemergere non soltanto come ricordi coscienti, ma anche attraverso stati corporei associati all’esperienza originaria.

Ricordiamo con la mente, ma il ricordo può tornare a manifestarsi anche nel corpo: nella tensione dei muscoli, nella postura, nel battito cardiaco, nel respiro. Possiamo rievocare suoni e odori, ricostruire immagini e percezioni che appartengono al passato e che, nei ricordi più vividi, sembrano quasi sovrapporsi come ologrammi ai dati sensoriali del presente. Il luogo diventa così il punto d’incontro tra due percezioni: quella che è davanti a noi e quella incarnata, che abbiamo già vissuto.

Potremmo dire poeticamente che i luoghi conservano memoria. Ma forse accade esattamente il contrario: siamo noi ad aver conservato i luoghi dentro le nostre memorie e dentro il nostro corpo.

L’ARCHITETTURA COME DISPOSITIVO DI RIATTIVAZIONE

In questo processo l’ippocampo svolge un ruolo fondamentale. La stessa struttura cerebrale implicata nella formazione e nel recupero della memoria episodica partecipa infatti alla rappresentazione dello spazio.

Memoria e spazio condividono quindi, almeno in parte, gli stessi sistemi neurali: non ricordiamo soltanto cosa è successo, ricordiamo anche dove è successo, e quel dove può diventare una delle chiavi attraverso cui il ricordo sarà nuovamente accessibile.

La psicologia cognitiva parla di context-dependent memory: i l recupero di un ricordo può essere facilitato dalla presenza di elementi del contesto nel quale era stato originariamente codificato. Una scala, una determinata altezza del soffitto, la luce che entra da una finestra, l’acustica di un corridoio, una superficie ruvida sotto le dita possono partecipare alla ricostruzione di qualcosa che apparentemente non era più disponibile alla coscienza.

Ma un luogo non è fatto soltanto di coordinate geometriche, perché lo spazio viene vissuto attraverso il corpo: camminiamo, saliamo, ci abbassiamo, attraversiamo soglie, percepiamo temperature, riverberi, odori, consistenze. È una prospettiva vicina a quella della embodied cognition, secondo cui i processi cognitivi non possono essere compresi prescindendo dalle relazioni che il cervello intrattiene con il corpo e con l’ambiente.

L’architettura può allora funzionare come una sorta di mappa esterna capace di riattivare mappe interne.

PROGETTARE I RICORDI

Da questo punto di vista progettare assume una responsabilità diversa. L’architetto non organizza soltanto materia, funzioni e percorsi. Costruisce il contesto all’interno del quale una parte della vita di qualcuno verrà vissuta e, forse, ricordata. Una casa diventerà lo sfondo di un’infanzia. Un corridoio verrà percorso migliaia di volte. Una finestra finirà per coincidere con una determinata luce del mattino. Un tavolo diventerà il punto geometrico intorno al quale una famiglia avrà trascorso anni. Con il tempo la funzione originaria degli elementi può perfino diventare secondaria. Rimane la relazione costruita con il corpo.

Questo accade anche e soprattutto con le persone. Un luogo condiviso con qualcuno può diventare parte della rappresentazione che conserviamo di quella persona: ritornarvi e compiere gli stessi gesti, gli stessi movimenti con il corpo, può riattivarne la voce, i gesti, la posizione nello spazio, fino a restituirci una sensazione quasi fisica della sua presenza.

Chi è lontano, o non c’è più, può così sembrare ancora abitare una stanza, sedere in un determinato punto, attraversare un corridoio. Non è la persona a essere rimasta nel luogo come un fantasma: è il luogo che è rimasto dentro di noi insieme a lei.

 

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