In una condizione di meditazione profonda, il praticante sperimenta una progressiva sospensione del pensiero e delle perturbazioni esterne, fino a percepire una sorta di rarefazione del rapporto tra cielo e terra.
Da questo principio nasce la volontà di creare uno spazio aperto, privo per quanto possibile di barriere visive orizzontali e verticali: una cabina di meditazione che sembra sollevarsi dal suolo e immergersi completamente nella natura circostante.
L’involucro architettonico non è concepito come un limite tra interno ed esterno, ma come un dispositivo capace di integrarli in un unico sistema simbolico, organizzato attorno a un asse verticale, quasi un axis mundi.
La cultura Māori viene assunta come riferimento e reinterpretata attraverso un linguaggio contemporaneo, essenziale e astratto, nel quale i simboli tradizionali vengono tradotti in forme geometriche pure e controllate.
Architettura e paesaggio, gesto umano e fenomeno atmosferico, pratica rituale e mutamento delle stagioni vengono così ricondotti a un’unica esperienza. Il progetto ricerca una condizione di equilibrio tra polarità opposte, trasformando lo spazio della meditazione in un luogo di sospensione, connessione e riconciliazione tra individuo e natura.
*collaborazione con Arch. Margherita Bulgarelli, Chiara Ganzerla Interior Designer