Un piano sospeso su cilindri perfetti che nasce da un materiale che non ha voluto essere addomesticato: la roccia entra nello spazio, portando con sé la sua memoria di mare e vento.
Un oggetto non finito, un dialogo aperto tra natura e forma. Una ferita geologica che allude agli ultimi tuffi nell’estate che sta morendo.
Il confine sottile che si genera nell’attrito tra misura e caos.