Il progetto concentra in pochi metri quadrati l’idea del pied-à-terre urbano: un interno pensato per soggiorni brevi, nel quale le funzioni dell’abitare vengono compresse e integrate in un unico sistema spaziale.
Arredi fissi, superfici continue e geometrie curve organizzano l’appartamento senza frammentarlo, riprendendo in scala domestica archi, cerchi e sequenze prospettiche proprie dell’architettura romana.
Il rapporto con la città ne determina la misura. Le grandi aperture trasformano cupole, tetti e quinte del centro storico in parte dell’interno, mentre il terrazzo ne costituisce la naturale estensione all’aperto.
Materiali minerali, inserti cromatici e pochi elementi selezionati costruiscono uno spazio essenziale ma non neutro: una piccola architettura da cui abitare Roma temporaneamente, mantenendola costantemente nel campo visivo.