L’edificio di culto assume la successione dell’arco come principio costruttivo e spaziale. Una serie di portali in terra cruda, cemento e paglia varia progressivamente in altezza e sezione, costruendo una navata porosa, attraversata dalla luce e dal paesaggio. La materia e la reiterazione degli elementi richiamano tanto le tecniche locali di lavorazione della terra quanto il ritmo verticale dei tronchi e delle coltivazioni.
La pianta si restringe verso l’altare e si dilata verso il territorio secondo una geometria prossima a un cono ottico: il luogo della preghiera ne costituisce il fuoco, mentre l’architettura estende idealmente il proprio campo alla campagna e al villaggio.
Alla centralità del rito corrisponde così una struttura aperta e plurale, nella quale la ripetizione non produce serialità ma comunità: elementi distinti concorrono alla costruzione di un unico spazio.