Un centro comunitario islamico a Lower Manhattan, a pochi passi da Ground Zero, nasce da una ricerca sul rapporto tra memoria, identità e appartenenza. Il progetto assume la complessità di New York come materia: alla griglia cartesiana della città sovrappone le geometrie generative dell’arte islamica, costruendo un organismo verticale in cui due culture non vengono semplicemente accostate, ma messe in relazione.
La torre si apre progressivamente verso il cielo e culmina nella moschea, sospesa come una gabbia di luce sopra Manhattan. Al centro, un grande vuoto attraversa l’edificio e ne organizza la vita collettiva: biblioteca, spazi culturali, studio, incontro e preghiera si dispongono attorno a una piazza verticale. Struttura, involucro e sistemi ambientali partecipano alla stessa logica, mutuata dall’efficienza dei sistemi naturali: schermature mobili, recupero delle acque, ventilazione, produzione energetica e dispositivi piezoelettrici trasformano l’edificio in un sistema sensibile.
Più che un’architettura religiosa, il progetto propone un dispositivo di riconciliazione urbana: un luogo in cui il sacro non coincide con la separazione, ma con la possibilità di costruire comunità attraverso il vuoto, la luce e la pluralità.
> Relatore Prof. Emerito Paolo Portoghesi, Correlatrice Arch. Petra Bernitsa